Focus · Cicatrici

Una cicatrice
non è solo pelle.

È un punto di fissità che attraversa fasce, muscoli e organi, e che può parlare molto lontano da dove si trova. Ne ho parlato anche in radio: qui trovo utile lasciarti le stesse risposte, per esteso.

Le mani di Irene lavorano con delicatezza attorno a una cicatrice sull’addome
Il trattamento di una cicatrice, in studio

Quando vale la pena farla vedere

Segnali da non trascurare.

Domande e risposte

Cosa succede
sotto la cicatrice.

Le stesse parole che uso in studio, quando spiego perché una cicatrice merita attenzione.

Perché l’osteopatia si interessa delle cicatrici? Non sono solo un problema della pelle?

Prima di tutto vorrei specificare che l’osteopatia è una medicina complementare e olistica, in quanto considera la persona nella sua totalità di corpo, mente e spirito.

Per quanto riguarda le cicatrici, non sono un problema che riguarda esclusivamente la pelle. La cicatrice è una formazione di tessuto fibroso che interessa vari strati tissutali oltre all’epidermide: pensiamo a traumi importanti o a cicatrici chirurgiche che interessano fasce, muscoli e organi. Una cicatrice vicino all’osso può formare aderenze che esercitano una forza di trazione tale da generare becchi ossei che, se vicini a un’articolazione, possono impattare sul movimento articolare. Oppure può formare aderenze su un nervo, causando parestesie: i cosiddetti formicolii.

In generale, una cicatrice crea un punto di fissità nei tessuti, che rischia di lacerarsi nuovamente se sottoposto a un nuovo stress. È come quando ripariamo una maglietta ed esercitiamo una trazione sui suoi lembi: è molto più probabile che il tessuto si rompa nell’area di cucitura piuttosto che altrove.

Inoltre le cicatrici sono emotivamente legate all’evento che le ha causate, ed è importante trattarle anche per liberare le emozioni che rimangono bloccate all’interno della fascia e che altrimenti non vengono elaborate e integrate.

Una cicatrice può causare dolore altrove nel corpo?

La risposta è: assolutamente sì.

Le cicatrici possono causare dolore, parestesie e disestesie (ovvero alterazioni della sensibilità, solitamente iposensibilità e bruciore) nella zona limitrofa alla cicatrice. Ma una cicatrice può essere la causa di dolori in zone molto distanti da essa.

Questo accade perché il corpo umano è un sistema biotensegrile, con elementi in tensione e altri in compressione, tutti collegati tra loro: l’alterazione di un elemento si ripercuote sull’intero sistema. Prendiamo in prestito l’analogia sartoriale: immaginiamo di avere una tuta che ci copre interamente, che rappresenta le fasce, e di farci un nodo, che rappresenta una cicatrice guarita male. Il tessuto, in ogni sua parte, si orienterà in torsione verso il nodo. La tensione sarà maggiore lì vicino, ma si ripercuoterà anche sull’estremità più distante.

E, giusto per complicare ulteriormente le cose, dobbiamo immaginare che le fasce, quindi la nostra tuta, non solo ricoprono la totalità del nostro corpo, ma avvolgono muscoli, ossa, organi e visceri. Per questo un problema al piede può essere causa di cefalea, e una cicatrice da appendicectomia essere la causa di una lombosciatalgia.

Quali sono i sintomi che indicano che una cicatrice ha bisogno di un trattamento osteopatico, e come interviene concretamente l’osteopata?

Oltre a dolore, parestesie e disestesie (di cui abbiamo già parlato, e che spessissimo vengono lamentati dopo un parto cesareo, anche a distanza di anni) troviamo segni quali cicatrici rosse, violacee o scure, magari anche ipertrofiche (ovvero inspessite), cheloidi (cicatrici scure particolarmente inspessite), cicatrici inspessite anche se bianche e cicatrici invaginate (ovvero rientranti rispetto al livello della pelle). Anche il prurito nella zona della cicatrice indica che non è ancora ben guarita e necessita di trattamento.

Si può intervenire lavorando i vari piani fasciali in modo molto dolce e delicato, ma molto profondo, oppure con frizioni meccaniche. Io prediligo lavorarle nel primo modo, ma insegno il secondo metodo alle persone in cura da me, così che possano continuare il trattamento a casa.

È sempre fondamentale la collaborazione delle persone per un esito celere e ottimale del trattamento.

C’è un tempo limite oltre il quale non è più possibile trattare una cicatrice, o si può intervenire anche su segni vecchi di anni?

Sarebbe bene sottoporre subito una cicatrice al trattamento osteopatico. Anche ancora bendata: si lavora in modo estremamente delicato sulle tensioni attorno, per farla guarire nel miglior modo possibile, così che non assomigli al nodo del nostro esempio precedente ed evitando tutte le problematiche che potrebbe causare, anche a distanza di anni.

Comunque non c’è un limite di tempo per il trattamento delle cicatrici. Posto che vale sempre la regola per cui, se una problematica è cronica, necessiterà naturalmente di più tempo per la sua risoluzione.

Questo tipo di approccio è applicabile anche allə più piccolə?

Assolutamente. E anzi, direi che è d’obbligo.

Lə neonatə possono andare incontro a operazioni nei primi mesi di vita, magari al cuore, all’apparato renale o gastroesofageo. In questi casi potrebbero non accusare subito il colpo, perché possiedono tantissima energia potenziale che lə rende maestrə dell’adattamento. Ma la cicatrice rappresenta un punto di fissità sul quale crescono e si sviluppano.

In età adulta, dopo altri vari adattamenti richiesti dalla vita, quella stessa cicatrice potrebbe essere la principale responsabile di un dolore aspecifico e molto complesso da risolvere, dove apparentemente non c’è nessuna causa diretta: le persone passano da unə specialista all’altrə, sentendosi ripetere che non hanno niente. Eppure hanno dolore.

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